Della SCUOLA

 

La scuola è una struttura sociale che si prefigge lo scopo di educare gli studenti e farne dei perfetti cittadini.

Generalmente non riesce affatto nel suo intento, ma bisogna dire che l'impegno è notevole. Vengono dette molte assurdità sulla scuola, cosicché qualcuno potrebbe farsi idee sbagliate, è quindi doveroso mettere un po' d'ordine e chiarire alcuni punti fondamentali.

La scuola quale l'abbiamo oggi di fronte, venne concepita non molti anni fa, dopo una solenne bevuta di quello buono. I cosiddetti educatori sommi e massimi esperti, si riunirono per decidere la riforma e l'ordinamento dell'istruzione pubblica, ma dopo tre settimane non avevano ancora deciso se era meglio il rosso o il bianco. Nel dubbio, optarono per tutti e due.

Cominciarono così i lavori che avrebbero portato ad una delle più abnormi e clamorosamente insulse invenzioni della storia, dopo l'arca di Noè.

Tra un fiasco e l'altro, si decise che la scuola era obbligatoria per otto anni, anzi no, per dieci. Ora però si presentava un problema: se era facile obbligare gli alunni ad andare a scuola, il compito si presentava arduo con gli insegnanti. Fu così che si pensò astutamente al miraggio degli aumenti di stipendio e dei privilegi di categoria.

Dopodiché si pensò alle scuole superiori, e qui il casino era tale che solo per capire di cosa si stava parlando ci vollero due mesi.

Una volta appurato l'argomento, cominciarono le consultazioni, e venne stappata un altra annata di rosatello leggero. Dopo cinque mesi di riunioni all'ultimo sangue, ghignate, sputi in faccia, pugni con rincorsa, ginocchiate, e trentunmila ettolitri di Chianti, si giunse a una perfetta conformazione delle scuole secondarie. Questa volta l'obbligo di frequenza era per i professori, mentre invece gli alunni potevano frequentare a loro discrezione. Uno sprazzo di sobrietà, fra una damigiana e l'altra, fece avanzare l'ipotesi che così facendo a scuola si sarebbero trovati solo insegnanti e bidelli. Si stappò un altra botte, e si decise di obbligare anche gli studenti, e di rendere la presenza facoltativa ai bidelli.

Risolto il problema amministrativo, restava da risolvere il problema logistico: scuole, palestre, aule specializzate. La risoluzione del problema richiese cinquanta barili di Sangiovese, un autobotte di Frascati Doc, uno scannamento reciproco a colpi di baionetta e un assalto calci in faccia al ministero della pubblica istruzione. Il problema delle scuole fu risolto sequestrando un gran numero di edifici destinati ad edilizia popolare, che si videro trasformati in scuole dalla mattina alla sera. Per le palestre il problema era più complicato, e richiese un ulteriore spillamento alcolico. Ma si risolse in breve, ricorrendo ad autorimesse, caldaie, rifugi antiaerei, grotte carsiche, cappelle funerarie. Per le aule specializzate, tipo le aule da disegno, si stappò un barile di spumante, e si decise per il bene della nazione che non erano necessarie. Bisogna dire che fu una decisione molto sofferta (dagli alunni), e per raggiungerla ci vollero due settimane di frenetici scontri a fuoco tra gli esperi ministeriali ed eminenti giuristi. Finché si raggiunse anche questo accordo, mediante immissione tra i contendenti di una cisterna di rosso sincero.

Dopo tre mesi, tanto ci volle a smaltire la sbornia, fu declamata al mondo la Riforma della scuola italiana.


 

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