LA VERITA'
ovvero RIFLESSIONI DI UN VENERDI'
Diciamo la verità, oggi la verità non la dice più nessuno. Quindi non la dico neanche io, sicché tanto vale che non mi leggete, a meno che non abbiate del tempo da perdere.
Sembra che tempo da perdere ce l'abbiano in molti, lo so. È strano, uno dice quello che vuole, e trova sempre qualcuno che lo ascolta. E fin qui niente di male, non fosse che tra gli ascoltatori c'è qualcuno che ci crede addirittura.
Ma cos'è, o meglio, cos'era questa verità?
Concetto astratto, talvolta pericoloso. E già, che ne ha ammazzati più la verità della menzogna. Esemplifichiamo.
Se io dico che Luisa mi piace da matti, dico la verità. Almeno se sia vero che Luisa mi piace. Però, se dico la verità, questa fa preoccupare il marito di Luisa.
Allora posso dire una menzogna, cioè dire che Luisa non mi piace affatto. Ma questa menzogna non viene apprezzata, perché magari è Luisa stessa che si offende.
Questo è un concetto magari esasperato, ma da cui si evince il fatto che la verità è, al tempo stesso, soggettiva o oggettiva. Può essere una cosa sia buona, che cattiva. Di sicuro ha avuto, e avrà sempre, una nefasta influenza sull'evoluzione del genere umano.
La verità, in genere, porta a distinguere una strada buona da una cattiva.
La verità è conformità tra ciò che realmente è, e la sua manifestazione all'esterno, o il giudizio del soggetto conoscente che ne consegue.
A differenza dei concetti di essere e realtà, che non indicano alcuna relazione dell'ente, la verità afferma dunque una relazione tra il reale e la conoscenza.
E per complicare ancor di più le cose, scomodiamo la filosofia moderna, che vuole la verità come conformità del pensiero all'essere.
Così abbiamo che, con l'identificazione fra pensiero ed essere (affermazione idealista), la verità viene identificata con la soggettività. Ma la soggettività è oggettiva?
Figuriamoci.
Giunge voce dal fondo dell'aula, a dire che il soggettivismo risulta essere una dottrina che risolve la realtà delle cose nell'attività del soggetto che pensa. Quindi nega la possibilità di conoscere le cose in sé, contrapponendosi al realismo, e quindi alla verità.
Se la verità diventa conforme al pensiero di ciascuno, ognuno avrà la sua verità. Che sarà quindi tale solo per lui.
Ma dai corridoi ci dicono che ci viene incontro l'oggettivismo, che ammette una realtà esistente per sé al di fuori dell'oggetto pensante.
Meno male.
Resta stabilito che la verità è difficile da raggiungere, ma ancor più difficile da tenere una volta raggiunta.
La ricerca della verità la facevano gli antichi filosofi, e la facciamo noi uomini moderni. Tutti con eguale risultato.
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