DE VINCENTIS


LA MUSICA E IL MITO

di Marco De Vincentis

 

"In principio era il verbo. E il Verbo era Dio"

 

Gli studi di antropologia hanno dimostrato che non esiste nessuna convivenza umana che ignori la musica. Lo studio delle filosofie, dei riti e soprattutto dei miti dei vari popoli, ci permette di verificarne l'importanza. Molti popoli considerano la musica un dono divino. In molti miti riguardanti la creazione è da una manifestazione acustica (suono o parola) che nasce il dio (o gli dei).

Secondo le tradizioni (anche religiose) di molti popoli, la Creazione è avvenuta per mezzo di un suono primordiale, per alcune per mezzo di una parola, il che si equivale.

Secondo Pitagora (e altri iniziati), le note sarebbero state comunicate all'uomo direttamente da Dio. Per contro, Euripide ha definito la musica "l'arte di far parlare gli dei loro malgrado". Qualcun altro in seguito l'ha definita "il mezzo migliore per avvicinarsi a Dio".

I cantori e i sacerdoti, nelle società primitive, ma anche in ere più recenti, traggono la loro importanza e la loro natura di esseri superiori anche dal fatto che conoscono le parole magiche, le formule sacre, i canti rituali o magici. Fin dai tempi primitivi la musica era inseparabile dalle cerimonie religiose. Di sicuro la musica è presente nella mitologia di tutti i popoli primitivi.

Per limitarci ad alcune civiltà possiamo citare alcuni esempi: il dio indiano Prajapati con la sua voce creò il cielo le acque e la terra; alcune popolazioni indiane d'America ritenevano che il loro dio avesse creato il mondo cantando tre volte. Nella mitologia cinese i primi canti e i primi strumenti erano emanazione delle voci di otto antenati.

Ricchi d'immaginazione sono i racconti della Bibbia: ricordiamo le mura di Gerico abbattute dagli squilli di tromba, e il suono dell'arpa di Davide che placava la follia del re Saul. E soprattutto non dimentichiamo quel "verbo" citato in epigrafe. Che per molti studiosi corrispondeva a un suono.

Innumerevoli poi sono i miti greci: possiamo citare Ermete, inventore della Lira (o cetra); Orfeo, il cui canto placava le potenze infernali; Anfione il cui suono della Lira edificò le mura di Tebe. 

 

Presso i Greci la musica era considerata alla base delle attività che perseguivano la bellezza o la verità. Secondo Pitagora, la musica a la matematica erano due realtà non separate: la comprensione dei numeri era ritenuta la chiave per la comprensione dell'universo spirituale e fisico, e il sistema dei suoni e dei ritmi, siccome ordinato da numeri, era concepito come esemplificazione dell'armonia cosmica e ad essa corrispondente.

Secondo alcuni, la musica era anche in stretta connessione con l'astronomia, a causa dell'identità delle leggi matematiche che si riteneva fossero alla base sia del sistema musicale, sia del sistema dei corpi celesti. Da questo concetto Pitagora diede vita al poetico mito della "Musica delle sfere", in seguito ripreso anche da Platone.

 

 

 

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© Marco De Vincentis 2007